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DEGUSTORAMA – Pensieri disordinati e deburocratizzati sul vino #EKW

Degustorama

IL TEMPO RITROVATO
Benevento Bianco 2014
del Professor RAFFAELLO ANNICCHIARICO “Podere Veneri Vecchio”

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L’assaggio:

Sistemo la sella del mio cammello Kabubi, mi rigiro lo scialle color caki sulla bocca, sul naso e sulla testa lasciando liberi solo gli occhi coperti dai miei immancabili Persol.

Dopo un piccolo buffetto sul capo di Kabubi ci inoltriamo piano, con infinita lentezza, nel deserto appena al di fuori dalle mura di Tripoli.

La sabbia, che osservo infinita davanti a me, non è di un giallo classico, gli innumerevoli Ghibli passati negli anni ne hanno modificato il colore stesso, smussando l’arancione del caldo in un giallo che mi ricorda gli innumerevoli inverni Padani. Sotto la mia Kefia sorrido, lasciandomi conquistare da quel pastello che cambia nel tempo ma mi rassicura tenendomi la mano.

Invece di udire il classico Muezzin fra gli ululati del vento, nelle mie orecchie risuona nitida la musica di “Equinoxe” del maestro J.M. Jarre, la quale, insieme all’ondeggiare di Kabubi, mi apre la mente e l’anima in quel giallo infinito.

Dopo tempo, ritrovato, vedo finalmente la mia oasi.
Una tenda.
La mia pace.

Scendo dalla groppa del mio fedele amico a quattro zampe, e dopo essermi sciacquato il viso mi stendo a terra respirando a pieni polmoni tutto quel verde in mezzo alle dune Libiche.

Mi colpiscono, come uno schiaffo, i profumi di agrumi come cedro e limone.
L’acidità, al naso, lascia spazio alla dolcezza dell’albicocca e della pera.
Ed infine arrivano le erbe che sanno di rosmarino e salvia.
La mia oasi è ricca, e regala emozioni di profumi come solo pochi riescono fare.

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La mia gola è felicemente satura di quella sensazione iodica, salina e minerale che solo un deserto ti può dare.
Un deserto pieno di una ricchezza che solo il TEMPO RITROVATO può dare……

RAFFAELLO ANNICHIARICO:

Ritengo “Il Professore” un Gentleman del vino Italiano.
È elegante nel portamento e nei modi anche quando ti riceve nel suo Tempio, in quel di Castelvenere nel profondo sud, Sannio per la precisione.

Gli studi lo diplomano agronomo, ma si specializza in ricerche microbiologiche nel campo dell’alimentazione.

Dopo alcuni anni, e parecchi punti di vista discordanti, lascia la grande azienda, e agli inizi degli anni 2000 decide di dedicarsi al vino, staccando anche dal caos di Napoli trova la sua “oasi” nel piccolo comune del Beneventano.

Ristruttura un vecchio Podere, e dopo un lungo braccio di ferro con le USL locali, riesce a creare una cantina con quella roccia di “tufo vulcanico grigio” che è anche la base strutturale dei suoi terreni.
Ancor oggi nella cantina del “Podere Veneri Vecchio” si possono respirare e percepire quei microorganismi viventi atti alle fermentazioni dei vini del Professore.

Dalle uve Grieco e Cerreto nasce questo succo di vita incredibile da una delle annate peggiori che l’enologia ricordi.

Fermentazione spontanea in acciaio sulle bucce per 8 giorni per poi passare in botti di ciliegio e castagno dove il vino vi rimane per 8 mesi, un legno che da al vino stesso quella “delimitazione corporale” come una cornice in un quadro di Gauguin.

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Il professore non usa nessun prodotto di sintesi. Non usa il rame. Non usa lo zolfo.
Lui tratta le sue vigne con acqua piovana macerata con equiseto, ortica, bambù, aglio e erbe aromatiche raccolte nei suoi vigneti.

Su a Castelvetere c’è un “oasi” dove le vigne hanno il loro personale paradiso e dove dall’uva non nasce vino, ma un autentico succo di frutta.

Grazie “professò”!

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